Contraddizioni leghiste

In commento ad un articolo sulla Lega Nord pubblicato da Furio Colombo su “L’AnteFatto”, blog del quotidiano “Fatto Quotidiano”, http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&r=172699

Colombo parla delle contraddizioni leghiste:

- fare parte di un governo della Repubblica pur richiedendo l’indipendenza della Padania

- proclamare l’invasione da parte di milioni di immigrati pur conoscendo i veri numeri del fenomeno gestendo il ministero dell¡Interno

- usare la paura come mezzo per ottenere consenso, invece di un normale confronto di idee. 

Per quanto mi riguarda, effettivamente mi chiedo spesso come mai non si metta piú in risalto la contraddizione fra la “lotta per la Padania libera” e l’essere ministri della Repubblica Italiana. Credo cmq che la giustificazione addotta sia che la Lega segue una strada democratica per la liberazione della Padania e quella governativa era la migliore per ottenere le riforme. In realtá, sul programma della Lega si parla di ” ottenere il federalismo”, con la secessione come estrema ratio. Per infiammare gli animi, peró, va piú che bene. 
Cmq, piú di questo, mi stupisco ogni giorno del fatto che nessuno gli dica “Oh, a Roma ladrona ci state anche voi, e con alte responsabilitá, come la mettiamo?!”. Non mi sembra che scandali e mal governo siano tanto diminuiti. L’occupazione del pubblico sta riducendo la credibilitá, la funzionalitá e le risorse di istituzioni e amministrazioni all’osso: intendo letteralmente l’immagine in cui sia stata mangiata la carne e si comincino a vedere le ossa. 
Infine, sono stata a Venezia il 13 settembre, niente di troppo epico, né poetico: 4 ore e mezza di comizi da parte di sindaci, deputati, senatori, ministri leghisti. Era la gran festa della Lega, non dei “popoli padani”. Anche in questo caso, la magniloquenza serve a farsi pubblicitá. 
Personalmente, mi preoccupa di piú la mancanza di una ponderata riflessione sui problemi del’Italia e la tendenza trovare capri espiatori che i proclami di indipendenza. 
Ma come si trova il tempo per questa riflessione, se ci si deve occupare di giustificare veline, escort, sentenze, televisioni, gaffes, affondamento di chi dissente, delegittimazione dell’opposizione e non so che altro? Per salire al governo, bisognava allearsi, ma l’attuale alleanza ha un costo, per la Lega e per il paese. Inoltre, una ponderata riflessione potrebbe mostrare i limiti degli argomenti e dell’azione leghista e indurre una diminuzione del tasso di demagogia e al momento non sembra che il movimento lasci spazio all’autocritica nè cerchi nuovi moduli di comunicazione con il suo elettorato. 

In democrazia, il fine non giustifica i mezzi. I mezzi sono un fine. Qualcuno lassú se ne ricorda?

Fatiche da dottorato parte 2a – Trappole storiche.

All’inizio delle ricerche della mia tesi di dottorato sulla Serbia e il regime di Milosevic ho cominciato a divorare libri di storia, dalla preistoria a oggi.

E a un certo punto, fra l’ennesimo relato sulle migrazioni di popolazioni nei Balcani ai tempi degli Unni e uno sulla battaglia del Kosovo, nel bel mezzo di un articolo sugli Illiri, mi sono trovata a chiedermi: ma quale sará la veritá, chi ci sará stato prima?

Immersa in funeree riflessioni sulla effettiva possibilitá di poter venire a sapere chi c’era davvero “prima”, dubitando se dovessi chiedere ausilio a un amico medioevalista o a uno archeologo, mi sono ritrovata davanti le varie pagine di bibliografia riconducibili alla parola Serbia. Alcune collezioni bibliografiche sono costuite per la maggior parte da libri scritti prima del ’43, moltissimi i libri sulla battaglia di Kosovo Poljie.

Solo che sapere esattamente quali genti, e in che locazione, popolassero i Balcani all’epoca di Platone, o in quella di Carlo Magno, o Cesare o Costantino, o pure Carlo Magno e persino Baiaceto, questo non é fondamentale per capire la Serbia contemporanea. Sarebbe come se tentassi di capire la Sardegna attuale secondo le vicissitudini del Giudicato di Arborea.

Ed ecco la trappola in cui moltissimi cadiamo: “presentizzare la storia”, considerare la storia antica e medioevale tanto importante come il presente. Guardiamoci in faccia, perché cerchiamo le “radici storiche” dei conflitti balcanici frugando fra le ossa dei morti secoli fa? Lo facciamo per altri popoli? Altri Europei si sono ammazzati per secoli, poi hanno smesso, nonostante le varie “radici storiche”. Se fosse per le “radici storiche”, gli Italiani potrebbero avercela a morte con quasi tutta Europa, prima per aver fatto cadere l’Impero Romano e poi per avere regnato nella Penisola a turno per quasi due millenni.

Il trucco dei nazionalisti balcanici é quello di farci andare dietro alla storia antica, medioevale  e moderna, come se potesse rivelarci la chiave dei conflitti attuali. Che Lazar abbia vinto, perso o pareggiato 700 anni fa, questa sarebbe la ragione di genocidi nel xx secolo? Dovrei perseguitare I Macedoni, possibili discendenti dei Visigoti, e in seguito i tedeschi e gli spagnoli per il “sacco di Roma” (410 e 1527 d.c.)? Riconosco che si possono trovare molte obiezioni al paragone, ma mi sembra che uno sguardo comparativistico permetta di mantenere sveglio lo spirito critico.

Chiunque studi di  nazionalismo sa perfettamente che é un fenomeno recente nella storia: prima del romanticismo il concetto la nazione come noi la intendiamo, una comunitá di cultura e/o sangue con diritto all’autodeterminazione, non esisteva. Cosí come non esisteva tutta la parafernalia concettuale che la accompagna: diritti storici, destino nazionale, cultura nazionale, rivalita´nazionali etc.

Ergo, se riconosciamo che i conflitti Balcanici hanno fra le principali cause  questioni legate al nazionalismo, dobbiamo attenerci a un congruo periodo storico. Non sará scoprire dove abitavano veramente gli Illiri che ci permetterá di capire gli avvenimenti dell’ultimo secolo.

Certo, possiamo demistificare alcuni dei grossolani falsi storici, dimostrare che le varie epoche non sono  valutabili secondo gli attuali schemi politici e le attuali rivalitá e revanscismi.

Per de-mitificare la storia, invece, dobbiamo spurgarla delle passioni e dell’apparato concettuale nazionalista. 

Oltretutto, i vari  progetti nazionalisti dei paesi balcanici hanno ben presente i limiti politici e territoriali attuali. Non risulta che i Serbi abbiano tentato di conquistare la Grecia, che pure per un certo periodo fu parte di domini serbi, ad esempio.

Realisticamente: se abitassi in un paese qualsiasi e venissero a dirmi che me ne devo andare perché 1000 anni prima, o 700, o 400 altre genti abitavano lí, la cosa mi parrebbe un totale non-sense.

Se i Turchi decidessero di rifondare l’Impero Ottomano li prenderemmo per pazzi.

Pur non negando l’importanza di secolari legati storici nella formazione della forma mentis delle genti, anzi rintracciandoli per accompagnare le ricerche storiche, politologiche e sociologiche, non bisogna cedere a teorie di “inevitabilitá storica”.

Meno Vidovdan, piú studio delle dinamiche di potere e propaganda nella Yugoslavia e Serbia contemporanea. Altri paesi insegnano che profonde ferite e migliaia di morti si possono seppellire e onorare senza mantenere vive inamicizie e odi; altri paesi insegnano che ci si deve mettere una pietra sopra e ricominciare insieme; altri paesi insegnano che faide e riti di vendetta possono finire. Bisogna sceglierlo… e riconsegnare la storia alla storia.  


 Non pretendo qui dare una definizione esaustiva del termine nazione.


Fatiche da dottorato parte 1a – usiamo la storia:costruiamo lo scontro di civilitá

1389: Battaglia di Kosovo Poljie – Piana dei Merli 

Nel secolare movimento espansionistico dell’Impero Ottomano, questa battaglia é uno dei tanti episodi bellici, ricordato per la morte del Sultano Murad I. 

Nella narrazione Serba, questa é la battaglia per antonomasia: i Serbi furono sconfitti, il loro Regno smembrato e da allora attende di essere riformato.

Nel sistema feudale, il sistema di potere si reggeva su rapporti personali fra i vari signori (vassalli, valvassini,valvassori etc.). 

La nazione non esisteva, lo Stato non esisteva. 

Nel caso in oggetto, alcuni signori non ottomani combatterono sotto le insegne ottomane, altri cercarono di contrastare il nuovo dominatore. Per intederci: Serbi, Ungheresi, Bulgari, Albanesi, Greci etc. combatterono da una parte e dell’altra.

2008:    Ismail Kadaré , famoso scrittore  albanese, ci propone un affascinante commento di questo episodio storico, alla luce dell’attuale situazione serba:

“Come allora, il fronte  serbo era diviso in due fazioni: la sua parte piú razionale difendeva l’Europa, ma il suo lato oscuro era contro l’Europa”. 

Avete apprezzato il perfetto stile clash of civilization di questa affermazione?

A parte questo, vi siete chiesti “Ma quale Europa nel 1389?”; “Ma quale razionalitá nel 1389?”

Ringraziamo simili pubblicazioni per la contribuzione alla creazione di dialogo e pacifica coabitazione, oltre che di un ragionevole senso della storia…

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